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Come funziona

Da dove vengono i numeri e quanto valgono.

La notte, non il giorno

Che alle 14 sia sereno non serve a niente. Ogni giudizio dell'app è calcolato solo sulle ore di buio: dalla fine del crepuscolo astronomico (sole a 18° sotto l'orizzonte) all'inizio di quello del mattino.

Le tre soglie non sono equivalenti. A −6° (civile) si vede ancora il paesaggio: va bene per i notturni con primo piano. A −12° (nautico) si vedono le stelle luminose. Solo a −18° il fondo cielo smette di schiarire, ed è lì che comincia il cielo profondo.

Da Genova la notte astronomica esiste tutto l'anno, ma d'estate si riduce: tre ore e mezza al solstizio di giugno contro undici e mezzaa dicembre. Sopra i 48° di latitudine sparisce del tutto per settimane: se succede, l'app ripiega sul crepuscolo nautico e lo scrive — non inventa un orario.

La luna è metà del problema

Il numero che conta non è la percentuale illuminata, ma le ore di buio in cui la luna sta sotto l'orizzonte. Una luna al 30% bassa sull'orizzonte dà meno fastidio di una al 60% allo zenit, e una piena che sorge alle tre lascia libere le prime ore.

La barra della notte mostra proprio quello: il tratto scuro è il buio astronomico, il tratto acceso è la parte senza luna. È il tempo davvero utile alle galassie.

Nell'elenco dei bersagli, un oggetto a meno di 45° dalla luna viene penalizzato in proporzione a quanto la luna è illuminata: vicino al plenilunio il chiarore diffuso rovina il fondo cielo anche a distanza.

Nubi, seeing e trasparenza sono tre cose

Le nubi si guardano separate per quota. Le alte — i cirri, sopra gli 8 km — sono il nemico invisibile: a occhio il cielo sembra sereno e la posa lunga viene lattiginosa. Per questo hanno una colonna propria, e un velo sopra il 40% toglie il via libera anche quando la copertura totale è bassa.

Il seeing è la turbolenza: fa «bollire» le stelle e impasta i dettagli di Giove. Conta per pianeti, luna e doppie strette; per una nebulosa a campo largo è quasi irrilevante.

La trasparenzaè quanta luce l'atmosfera assorbe: foschia, aerosol, sabbia sahariana. Conta al contrario — per il cielo profondo è decisiva, per i pianeti quasi no.

Un anticiclone estivo afoso dà spesso seeing splendido e trasparenza pessima. Una giornata ventosa dopo un fronte fa l'opposto. Ecco perché non c'è un voto solo.

Come calcoliamo il seeing

La turbolenza ottica nasce dove c'è insieme scorrimento del vento e gradiente termico. Misuriamo tutt'e due:

  • Il getto in quota: il vento a 200, 250 e 300 hPa (fra i 9 e i 12 km), cioè la corrente a getto. Sopra i 30 m/s il seeing peggiora sensibilmente, sopra i 40 la serata sui pianeti è persa. Si prende il massimo dei tre livelli, non la media: basta uno strato veloce.
  • L'instabilità degli strati: il gradiente termico fra 850 e 500 hPa, ricavato da temperature e quote geopotenziali. Il riferimento è il gradiente adiabatico secco (0,98K/100 m): uno strato che lo raggiunge rimescola per forza. Uno strato stabile — meglio ancora un'inversione — è aria «a lastre», ed è la condizione delle notti migliori.
  • Il vento al suolo: non è seeing in senso stretto, ma fa vibrare il tubo. Per chi fotografa il risultato è identico.

Non è una media: è l'anello più debole. Un getto a 200 km/h mette un tetto al giudizio complessivo anche se tutto il resto è perfetto, perché la turbolenza non si compensa.

Questo indice è nostro e lo diciamo.Accanto mostriamo il seeing in arcosecondi di 7Timer!, che è una grandezza fisica e viene da un modello indipendente. Quando i due concordano ci si può fidare; quando divergono, vuol dire che la situazione è incerta — ed è un'informazione anche quella.

Una cosa che NON implementiamo: meteoblue documenta che anche un getto molto debole (sotto i 5 m/s) si accompagna a seeing scadente. È plausibile, ma non abbiamo modo di verificarlo, e una penalità sbagliata direbbe «scarso» in una notte ottima. Preferiamo non applicarla e dirlo qui.

La rugiada

È il guaio più concreto e il più ignorato dai meteo generalisti. Quando la temperatura si avvicina al punto di rugiada, l'umidità condensa sulla lastra correttrice — che irraggia verso il cielo freddo, quindi è più fredda dell'aria — e la serata finisce a metà.

La colonna ΔTrdella tabella oraria è lo scarto in gradi. Sopra 5 non c'è rischio; fra 2,5 e 5 è possibile; sotto 2,5 è probabile; sotto 1 è quasi certa. Sotto i 2 °C di temperatura diventa brina, che è peggio perché non si asciuga.

Il rimedio esiste — la fascia anticondensa — ma va accesa prima, non quando l'immagine è già sfocata. Per questo il pannello del verdetto dice l'ora esatta in cui accenderla.

I trenta gradi

A 30° sopra l'orizzonte la luce attraversa il doppio dell'atmosfera che allo zenit; a 20° quasi il triplo. Sotto quella riga il seeing peggiora, l'estinzione mangia magnitudini e l'inquinamento luminoso dell'orizzonte fa il resto.

Non è una soglia elegante: è la riga sotto la quale non vale la pena montare. L'elenco dei bersagli conta solo le ore passate sopra quella quota, e il catalogo mostra per ogni oggetto la massima altezza raggiungibile dal sito scelto.

Il cielo del sito

La classe di Bortle decide cosa ha senso puntare, non quanto sarà bello. Sotto un cielo di classe 8 le galassie a banda larga non ci sono proprio, e insistere è tempo perso: meglio pianeti, o banda stretta.

Le nebulose a emissione e le planetarie reggono l'inquinamento luminoso, perché emettono su righe strette che un filtro isola lasciando fuori i lampioni. Gli ammassi sono fatti di stelle e si vedono ovunque. Galassie e nebulose a riflessione no: emettono su tutto lo spettro e il fondo cielo se le mangia.

Le classi del catalogo sono stime di partenza, non misure. Adotta il sito nei tuoi e correggi il valore quando lo scopri sul posto.

Quanto ci si può fidare

  • Effemeridi(orari, luna, altezze, eclissi): sono calcoli, non previsioni. Precisione entro il minuto d'arco. Valgono anche fra sei mesi.
  • Previsioni delle prime tre notti: affidabili quanto un buon meteo. Oltre, il dettaglio orario è indicativo — ma luna e ore di buio restano esatte.
  • Seeing e trasparenza: sono stime di modello. Indicano la tendenza, non il valore che misurerai.
  • Date dei picchi meteorici: oscillano di un giorno da un anno all'altro. Il tasso orario è quello teorico sotto un cielo perfetto: nella realtà si vede molto meno.

L'app non sostituisce l'occhio: prima di partire per un'ora di curve, una guardata fuori dalla finestra vale sempre.

La modalità campo

L'occhio impiega venti-trenta minuti ad adattarsi al buio, e un lampo di schermo bianco azzera tutto. Per questo sotto le stelle si usa solo luce rossa: i bastoncelli della retina, quelli della visione notturna, sono quasi ciechi al rosso profondo.

L'interruttore sta nel pannello Aspetto, in fondo al menu laterale. Vira tutta l'interfaccia — mappe e immagini comprese — su un rosso cupo. Gli stati restano distinguibili per luminosità invece che per colore: il «si fotografa» è il più chiaro, il «niente da fare» il più scuro.

Fonti: Open-Meteo · 7Timer! · OpenNGC (CC BY-SA 4.0) · OpenStreetMap · Astronomy Engine